mercoledì 14 aprile 2010
mercoledì 27 gennaio 2010
sabato 2 gennaio 2010
Le origini risorgimentali della corruzione italiana
a cura di Centro studi Giuseppe FedericiI moribondi di Palazzo Carignano, di Giorgio Filograna
Vittorio Emanuele II rivolgendosi al plenipotenziario inglese August Paget dichiarò esplicitamente: “Ci sono due modi per governare gli italiani: con le baionette o con la corruzione”. Fece usare le une e l’altra con spregiudicata brutalità e così nacque l’Italia: una monarchia poco democratica fondata sulle tangenti. Il nuovo stato fu travagliato da molti scandali, dal crack della Banca Romana allo scandalo delle Regie Tabaccherie dove alcuni innocenti pagarono per colpe mai commesse (mentre il re poco prima si era appropriato di 20 milioni dell’epoca come “residuo” di bilancio ), sino alle grandi truffe delle ferrovie dove negli elenchi dei soci e nei bilanci c’erano ripetizioni e imprecisioni tali da meritare l’apertura di qualche fascicolo giudiziario.L’avvenimento più imbarazzante fu però l’affare dei lavori del canale Cavour in cui fu coinvolto Gustavo Cavour, fratello del presidente del consiglio Camillo, uno dei maggiori azionisti della Cassa di Sconto, che se n’era accaparrato l’appalto grazie a capitali inglesi. I Cavour erano affaristi abilissimi e spregiudicati. Per esempio durante una carestia, quando il prezzo del pane era altissimo, la famiglia Cavour rappresentava la maggioranza degli azionisti dei mulini di Collegno che facevano incetta di farina e grano.Ferdinando Petruccelli della Gattina, giornalista abile e sarcastico, ne diede un lucido resoconto nel suo libro I moribondi di Palazzo Carignano. Il Petruccelli era all’opposizione e non tollerava gli inutili rituali della retorica parlamentare. Nel suo libro leggiamo che la camera, composta da 443 deputati, era in realtà un esercito di principi, duchi, conti, marchesi, generali, ammiragli, avvocati, cavalieri e commendatori. C’erano anche un bey dell’impero Ottomano, qualche legion d’onore ed infine Giuseppe Verdi. Mancava invece Carlo Cattaneo il quale, pur essendo stato eletto per tre volte, si rifiutò di giurare fedeltà ai Savoia. Il centro del parlamento era definito la “zattera della Medusa, dove tutti i naufraghi sono aggrappati, tutti i superstiti, tutti gli sbandati. Essa è un ospizio degli invalidi”. La sinistra sembrava un arcipelago di anime in pena: mazziniani, garibaldini, pseudofederalisti e oltremontani ed infine gli “uccelli da passeggio” cioè l’estrema sinistra, così definita perché sempre sul punto di passare sui banchi della destra.Intanto le tasse continuavano a crescere e i giornali del 1866 rilevarono che 22 milioni d’italiani avevano pagato il doppio delle tasse rispetto a 19 milioni di prussiani. A giudizio di Lord Clarendon il governo era una nullità e la corona d’Italia era a rischio con quel re “ignorante, bugiardo, intrigante che nessuno poteva servire senza danno per la propria reputazione”. A giudizio degli ambasciatori inglesi - in una nota diplomatica destinata a Londra - il più debole di tutti era il ministro degli esteri conte Campello: “La sua intelligenza è così limitata e appare così totalmente ignaro dei problemi del suo dicastero che tentare di avere una conversazione con lui equivale a perdere tempo”.Seguiamo lo scandalo della Banca Romana nel resoconto del giornalista Pietro Sbarbaro. Sin dai tempi della Repubblica Romana di Mazzini era a capo dell’oligarchia della Banca un certo Tanlongo, che fu incaricato dai vari capi di governo (da Cavour a Giolitti fino a Crispi) di offrire somme considerevoli ad alcuni prelati che avrebbero dovuto ammorbidire il Vaticano sulla questione Unità d’Italia e di assecondare i fratelli della massoneria. A questi furono concessi prestiti personali estesi anche ad amici degli amici con l’emissione in eccedenza di banconote. Giolitti tentò di nascondere lo scandalo, comprese sei buste voluminose che riguardavano Crispi, ma l’affare fu scoperto. Il Tanlongo fu arrestato il 18/1/1893 e la sua difesa sostenne che le irregolarità erano state sollecitate dallo stesso governo. Alla caduta del governo Giolitti fu nominato Crispi il quale, per coprire lo scandalo, d’accordo con il re governò per un anno intero a camera blindata, cioè convocandola solo undici giorni. Fu dimostrato che la Banca Romana aveva consegnato illegalmente a Crispi 718.000 lire dell’epoca (13 miliardi d’oggi). Nessuno tuttavia osò intralciare lo statista che stravinse le elezioni e governò con ampi poteri. La fine politica di Crispi fu segnata dalla cattiva avventura coloniale in Africa, ma non mancarono altri moribondi ad occupare le aule del palazzo.
Fonte: www.forzanuovaforum.it
BRIGANTAGGIO NELLA PROVINCIA CROTONESE
BRIGANTAGGIO A CACCURI DAL 1815 al 1861
di: Giuseppe Marino - da: http://digilander.iol.it/marino50/Bandiera/episodi.htm
di: Giuseppe Marino - da: http://digilander.iol.it/marino50/Bandiera/episodi.htm
Dopo un breve periodo di relativa calma che coincise con il ritorno sul trono di Napoli dei Borboni, il brigantaggio, divenuto oramai un male endemico, riesplose più forte che mai nelle nostre contrade. Per la verità gli episodi criminali non erano mai del tutto cessati e bande di taglia gole continuavano a scorrazzare per la zona devastando e saccheggiando anche subito dopo il 1815, ma fu dopo il 1820 che il "brigantaggio politico", come insofferenza al regime borbonico, prese di nuovo ad intrecciarsi con le ordinarie vicende di criminalità comune.
La notte del 18 febbraio del 1827 Giuseppe Meluso, detto il Nivaro, assieme ad altri suoi compagni, ingaggiò un conflitto a fuoco con la Guardia urbana di Caccuri. A circa un anno di distanza, il 6 luglio del 1826, assieme al compaesano Ignazio Foglia e a Tommaso Grande di Casino (l’attuale Castelsilano) attaccò la Guardia urbana di quest’ultimo paesino. Il processo per questi fatti si celebrò il 5 dicembre del 1834 e si chiuse con la condanna del Meluso che, però, riuscì a rifugiarsi a Corfù dove si nascose facendosi chiamare Battistino Belcastro. Da lì tornerà in Calabria al seguito dei Bandiera e riuscirà a sfuggire anche all’agguato della Stragola.
Nel 1842 la Guardia urbana di Cerenzia, coadiuvata dai guardiani del barone Barracco, sgominò la banda del brigante Panazzo di Casabona che, da anni, imperversava nella zona ed aveva come base operativa una piccola valle in territorio di Caccuri che, ancora oggi, porta il suo nome.
Il 1844 fu l’anno della spedizione dei Bandiera alla quale il Meluso era stato aggregato per la perfetta conoscenza dei luoghi.
Nel 1847 si celebrò il processo contro il caccurese Francesco Saverio Segreto che, insieme ad un gruppo di altri briganti, aveva tentato di assassinare il gendarme reale Bartolomeo Bucchianico e la guardia urbana caccurese Vincenzo Cosenza nel corso di un agguato teso loro in località Tenimento.
L’anno dopo vennero catturati tre noti briganti caccuresi: Vincenzo Miliè, Filippo Pellegrini e Andrea Lacaria.
Qualche anno dopo si realizzò l’Unità d’Italia ed il brigantaggio politico cambiò ancora una volta bersaglio.
Il brigantaggio post unitario
Il primo episodio di reazione al nuovo ordine costituito e al nuovo re d’Italia si verificò nei primi giorni di luglio del 1861 quando orde di briganti percorsero "impunemente, a mano armata, gridando Viva Francesco II, con la bandiera bianca alzata", come scrive in una lettera l’Intendente di Crotone al Governatore della Provincia di Calabria Ultra II° il territorio caccurese. Nella notte tra il 6 ed il 7 dello stesso mese, i rivoltosi inalberarono una bandiera bianca borbonica sul campanile della Chiesa Madre di Santa Maria delle Grazie. In paese accorse immediatamente la Guardia Nazionale di San Giovanni in Fiore e, subito dopo, una colonna mobile dell’Armata italiana. Intanto insorsero anche Savelli, e Cotronei e la rivolta si estese a tutto il Marchesato.
La rivolta caccurese, comunque, quantunque domata, continuava a preoccupare il comandante del distaccamento Magni inviato in paese, tanto che lo stesso, il giorno 10, richiese l’intervento della squadriglia della Guardia Nazionale mobilizzata di San Giovanni in Fiore. Il giorno dopo il tenente Magni si recò ad Altilia ed i briganti, nella notte, attaccarono Caccuri, ma vennero respinti. La colonna dell’esercito italiano rimase a Caccuri per molto tempo e da qui mosse spesso contro le orde di briganti che attaccavano ripetutamente la vicina Cotronei dove il 14 agosto la popolazione, unita ai rivoltosi, respinse più volte i soldati che tentavano di penetrarvi per ristabilire l’ordine. Intanto il 15 agosto il generale Cialdini emanò la norme che concedevano benefici ai briganti che si presentavano spontaneamente, ma già il 3 dello stesso mese tre briganti reazionari caccuresi, Rocco e Vincenzo Gabriele Perri e Vincenzo Mancuso, si erano presentati al sindaco per usufruire dell’amnistia del generale Della Chiesa.
Il pericolo corso dal paese e la necessità di garantire in futuro l’ordine pubblico, portò alla costituzione, anche a Caccuri, del ruolo permanente della Guardia Nazionale mobilizzata in base alla legge del 4 agosto 1861. Vennero così arruolate 8 guardie caccuresi di età compresa tra i 22 e i 31 anni. Essi erano: Domenico Falbo, Achille Gigliotti, Giovanni Ruggero, Santo Aiello, Giuseppe Falbo, Gaetano Marino, Ferdinando Belcastro e Luigi Allevato.
L’esercito rimase a Caccuri per molti mesi, poi, pian piano, le rivolte furono sedate e l’opposizione al nuovo governo passò dalla lotta armata ai mugugni ed alle critiche. L’ultimo episodio di cui si ha notizia è il processo intentato ad Angelo Segreto detto Panicauro (Pan caldo) di 53 anni, mulattiere, accusato di "pubblico discorso col reo fine di eccitare il disprezzo ed il malcontento contro il governo" e condannato dalla Pretura di Savelli il 6 settembre del 1865.
venerdì 1 gennaio 2010
1944 - Insurrezione fascista nel crotonese
Le armi nascoste in contrada Gullo (Scandale KR).
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Nel 1944 un fatto di cronaca aveva richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. Nel Catanzarese ci fu un velleitario tentativo di rivincita fascista da parte di giovani della borghesia cittadina dove era operativo il principe Valerio Pignatelli e la moglie Maria De Seta;
Figure di primo piano furono anche l’avvocato napoletano Nardo Di Nardo, il tenente Antonio De Pascale, l’avvocato Luigi Filosa di Cosenza, il tenente Pietro Capocasale.
Il principe Valerio Pignatelli già nel 1943 era stato incaricato dall’ultimo segretario del Duce, Carlo Scorza, di organizzare un corpo di volontari, chiamato “Guardie ai Labari”, che avrebbe dovuto agire nei territori occupati da americani e inglesi per render loro la “vita difficile” attraverso azioni di guerriglia e di sabotaggio. Pignatelli, personaggio carismatico, pluridecorato di guerra, divenne la guida del fascismo clandestino meridionale e il suo arresto nel 1944 fu un duro colpo per tutto il movimento.
La fine della stagione del fascismo clandestino calabrese si ebbe con una serie di arresti delle forze dell’ordine nella primavera 1944 e con il famoso “Processo degli ottantotto” (dal numero degli imputati) tenutosi a Catanzaro, iniziato il 15 febbraio e conclusosi con le sentenze del 7 aprile 1945). Tra i condannati vi furono: Pietro Capocasale, Luigi Filosa, Ugo Notaro, il marchese Gaetano Morelli.
Le armi che dovevano servire per la sollevazione dei fascisti del crotonese furono trovate nella contrada Gullo in territorio di Scandale.
In un casolare del marchese Gaetano Morelli, furono trovati “11 moschetti calibro 91, molti caricatori e 2 casse di bombe a mano”.
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Cfr. Francesco Tigani Sava, Il processo degli ottantotto a Catanzaro, 1943-1945, in Mezzogiorno e fascismo.
Nando Giardini, Bocca di Lupo. Romanzo di vita vissuta, Catanzaro, Ursini Editore, 2001.
Roberto Ciuni, L'Italia di Badoglio, Rizzoli, 1993.
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Nel 1944 un fatto di cronaca aveva richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. Nel Catanzarese ci fu un velleitario tentativo di rivincita fascista da parte di giovani della borghesia cittadina dove era operativo il principe Valerio Pignatelli e la moglie Maria De Seta;
Figure di primo piano furono anche l’avvocato napoletano Nardo Di Nardo, il tenente Antonio De Pascale, l’avvocato Luigi Filosa di Cosenza, il tenente Pietro Capocasale.
Il principe Valerio Pignatelli già nel 1943 era stato incaricato dall’ultimo segretario del Duce, Carlo Scorza, di organizzare un corpo di volontari, chiamato “Guardie ai Labari”, che avrebbe dovuto agire nei territori occupati da americani e inglesi per render loro la “vita difficile” attraverso azioni di guerriglia e di sabotaggio. Pignatelli, personaggio carismatico, pluridecorato di guerra, divenne la guida del fascismo clandestino meridionale e il suo arresto nel 1944 fu un duro colpo per tutto il movimento.
La fine della stagione del fascismo clandestino calabrese si ebbe con una serie di arresti delle forze dell’ordine nella primavera 1944 e con il famoso “Processo degli ottantotto” (dal numero degli imputati) tenutosi a Catanzaro, iniziato il 15 febbraio e conclusosi con le sentenze del 7 aprile 1945). Tra i condannati vi furono: Pietro Capocasale, Luigi Filosa, Ugo Notaro, il marchese Gaetano Morelli.
Le armi che dovevano servire per la sollevazione dei fascisti del crotonese furono trovate nella contrada Gullo in territorio di Scandale.
In un casolare del marchese Gaetano Morelli, furono trovati “11 moschetti calibro 91, molti caricatori e 2 casse di bombe a mano”.
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Cfr. Francesco Tigani Sava, Il processo degli ottantotto a Catanzaro, 1943-1945, in Mezzogiorno e fascismo.
Nando Giardini, Bocca di Lupo. Romanzo di vita vissuta, Catanzaro, Ursini Editore, 2001.
Roberto Ciuni, L'Italia di Badoglio, Rizzoli, 1993.
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mercoledì 30 dicembre 2009
LA STORIA MISTIFICATA... NIGRO IL PRIMO CADUTO DELLA DESTRA ITALIANA POST-BELLICA
Il 29 ottobre del 1949 i contadini di Melissa in provincia di Crotone, guidati dal locale fondatore della sezione del Movimento Sociale Italiano e reduce della seconda guerra mondiale, Francesco Nigro (Melissa 1920-1949), con a seguito i propri familiari e gli attrezzi di lavoro, occuparono pacificamente delle terre incolte in contrada Fragalà. La polizia chiamata dal nobile Berlingeri proprietario del fondo occupato, dopo vari tentativi di far sgomberare i terreni occupati, passò alle maniere forti, lanciando lacrimogeni e sparando colpi ad altezza uomo, rimasero uccisi tre contadini di cui lo stesso Francesco Nigro, Giovanni Zito, Angelina Mauro colpiti alla schiena e 15 altri manifestanti furono feriti. Francesco Nigro è il primo martire del MSI caduto durante una lotta, aprendo una lunga e triste serie di vittime nella destra italiana post-bellica.Pochi anni orsono da parte del giornale "Il Crotonese", il tentativo con un articolo di ristabilire la verità da sempre mistificata dal Partito Comunista Italiano e mai rivendicata dal Movimento Sociale Italiano, infatti basta vedere il quadro nell'aula consiliare del comune di Crotone, riportante Nigro durante la marcia verso il latifondo incolto di Fragalà con una bandiera rossa in mano, bandiera mai esistita. Il Crotonese tramite testimonianze aveva ricostruito i fatti, che in realtà più che una lotta politica di parte, era una vera e propria mobilitazione popolare a carattere contadino-religiosa dove tutto il paese (nessuno escluso), all'alba si mise in marcia verso il terreno incolto. Il prete intimò che non ci dovevano essere bandiere rosse, e così fu... tutti in marcia con tricolori inno nazionale e canti contadini. Per decenni il Partito Comunista Italiano, prima, e la sinistra oggi si sono professati come ispiratori di quella lotta contadina, con l'aiuto degli amministratori locali che si sono succeduti nel tempo, basta vedere come ancora oggi la storia è riportata dal sito del comune di Melissa. L'MSI comunque, stranamente, se non con timidi tentativi locali non rivendicò mai il suo martire e la partecipazione all'evento.
Non dite agli inglesi che William Shakespeare era italiano!
Nei registri della scuola secondaria di Stratford non compare nessun William Shakespeare. Nel 1603 il nome dell'autore scompare dal registro degli attori. Shakespeare frequentò a Londra un Club, ma non risulta registrato fra i soci, mentre vi risulta registrato Michelangelo Florio. Italiano, di Messina.
Tutto quello che sappiamo, anzi che gli inglesi sanno di W. Shakespeare è che nacque nell'aprile del 1564 e poco altro. La notevole mancanza di notizie su lui, contribuisce solo a formare una cornice fumosa e indefinita, e molti elementi non hanno mai convinto. Sul drammaturgo sono stati scritti un'infinità di libri, ma con molte congetture, e in fondo il popolo britannico si domanda in silenzio quale mistero avvolga la vita di William Shakespeare!
Ragionando, dovremmo chiederci come faceva il figlio di un guantaio inglese a possedere l'immensa cultura che Shakespeare dimostrò nelle materie classiche, o come poteva a quei tempi descrivere fedelmente luoghi, paesaggi e persone italiane, usi e costumi così come li ritroviamo in ben 15 delle 37 sue opere. Se egli fosse nato e cresciuto nell'ameno borgo di Stradford-upon-Avon, le sue conoscenze non avrebbero potuto essere così vaste.
Tuttavia fu il Times la prima testata a rivelare, secondo lo studio di alcuni college inglesi, la teoria secondo cui William Shakespeare sarebbe italiano e precisamente messinese, tesi avvalorata dalle dettagliate ricerche di uno studioso italiano.
Il vero nome del drammaturgo pare che fosse Michelangelo, nato a Messina, da cui dovette scappare verso Londra a causa dell'Inquisizione, essendo i genitori fervidi sostenitori del calvinismo. Arrivato in Inghilterra nella cittadina di Stratford-Upon-Avon, avrebbe trasformato il suo nome da Michelangelo Florio figlio di Guglielma Crollalanza, nel suo equivalente Shake/Scrollare, Speare/Lancia, quindi Shakespeare, e si stabilì a lungo nella cittadina dove già da tempo vivevano dei suoi cugini.
Tutto questo non è pura fantasia: infatti, è stato ritrovato un volume di proverbi, "I secondi frutti", del XVI secolo del calvinista Michelangelo Crollalanza, e molti di questi detti erano gli stessi usati da Shakespeare nell'Amleto.
Il mistero di come e perché William Shakespeare sapesse così tanto dell'Italia è stato forse risolto da un accademico siciliano pensionato, il prof. Iuvara.
Il professore afferma che la chiave del mistero risale al 1564, quando Michelangelo nasce a Messina da un medico, Giovanni Florio e dalla nobildonna Guglielma Crollalanza, calvinisti. L'inquisizione perseguitava il Dott. Florio considerandolo eretico, allora la famiglia fuggì a Treviso, vicino Venezia, dove comprò casa Otello, costruita da un mercenario veneziano, che la leggenda locale diceva avere ucciso per gelosia la moglie. Michelangelo studiò a Venezia, Padova e Mantova, visitò la Danimarca, e andò anche in Grecia e Spagna.
Dunque i genitori del noto drammaturgo forse non erano John Shakespeare e Mary Arden, ma erano Giovanni Florio, e Guglielma Crollalanza. Questo forse può spiegare i molti luoghi che caratterizzano l'Italia e i nomi italiani. È piuttosto impressionante che l'Italia sia così importante in Shakespeare e così cara e nota!
Aldilà di questi elementi, esistono i documenti che provano che Michelangelo Crollalanza era davvero figlio di Giovanni Florio e Guglielma Crollalanza, nato a Messina nel 1564, che studiò latino, greco e storia presso i francescani.
Egli all'età di 15 anni fu davvero costretto a fuggire con la famiglia in Veneto. Ci sono anche prove certe di una contessina Giulietta, che venne rapita dal governatore spagnolo, il quale accusò del sequestro il giovane Crollalanza. La giovane si suicidò e fu allora che Michelangelo fuggì in Inghilterra.
Le prime opere il messinese le avrebbe fatte tradurre e poi messe in scena al teatro in legno "The Globe". Cosa non trascurabile, anche per i biografi di allora, Shakespeare mostrava d'avere un accento decisamente straniero e non è poco! Probabilmente nessuno in Inghilterra ha mai avuto il coraggio di scoperchiare la sua biblioteca lasciata in eredità per questi motivi, poiché salterebbe fuori la sua vera identità e qualcuno preferisce che le cose restino così.
Nelle ricostruzioni biografiche il drammaturgo è letteralmente venuto fuori dal nulla, come un fungo, senza luogo né data di nascita, ed impostosi prepotentemente alla ribalta a Londra, generando curiosità e scalpore per freschezza, originalità, e diciamo pure una certa esuberanza tipicamente mediterranea, e una passione latina che contribuiscono ad accentuare il mistero. L'indole algida tipicamente anglosassone non alberga affatto nelle opere di Shakespeare; inoltre esiste un ritratto di W.S. che ha evidenti tratti somatici latini ed è un altro elemento importantissimo.
Ad accentuare il mistero contribuiscono altri particolari tutt'altro che irrilevanti: nei registri della scuola secondaria di Stratford non compare nessun William Shakespeare. Nel 1603 il nome dell'autore scompare dal registro degli attori, forse per paura che i suoi persecutori fossero sulle sue tracce, e dal 1603 smette di scrivere. Si sa che W. Shakespeare frequentò a Londra un Club, ma non risulta registrato fra i soci, mentre vi risulta registrato il nostro Michelangelo Florio.
La biografia scarna e fumosa del drammaturgo ha fatto pensare a lui anche come ad un prestanome di personaggi più famosi. Dunque, abbiamo trovato qualche risposta ad un fumoso e oscuro mistero del passato. O forse no.
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Tratto da: http://www.italiachiamaitalia.net/news/137/ARTICLE/14282/2009-03-19.html
Tutto quello che sappiamo, anzi che gli inglesi sanno di W. Shakespeare è che nacque nell'aprile del 1564 e poco altro. La notevole mancanza di notizie su lui, contribuisce solo a formare una cornice fumosa e indefinita, e molti elementi non hanno mai convinto. Sul drammaturgo sono stati scritti un'infinità di libri, ma con molte congetture, e in fondo il popolo britannico si domanda in silenzio quale mistero avvolga la vita di William Shakespeare!
Ragionando, dovremmo chiederci come faceva il figlio di un guantaio inglese a possedere l'immensa cultura che Shakespeare dimostrò nelle materie classiche, o come poteva a quei tempi descrivere fedelmente luoghi, paesaggi e persone italiane, usi e costumi così come li ritroviamo in ben 15 delle 37 sue opere. Se egli fosse nato e cresciuto nell'ameno borgo di Stradford-upon-Avon, le sue conoscenze non avrebbero potuto essere così vaste.
Tuttavia fu il Times la prima testata a rivelare, secondo lo studio di alcuni college inglesi, la teoria secondo cui William Shakespeare sarebbe italiano e precisamente messinese, tesi avvalorata dalle dettagliate ricerche di uno studioso italiano.
Il vero nome del drammaturgo pare che fosse Michelangelo, nato a Messina, da cui dovette scappare verso Londra a causa dell'Inquisizione, essendo i genitori fervidi sostenitori del calvinismo. Arrivato in Inghilterra nella cittadina di Stratford-Upon-Avon, avrebbe trasformato il suo nome da Michelangelo Florio figlio di Guglielma Crollalanza, nel suo equivalente Shake/Scrollare, Speare/Lancia, quindi Shakespeare, e si stabilì a lungo nella cittadina dove già da tempo vivevano dei suoi cugini.
Tutto questo non è pura fantasia: infatti, è stato ritrovato un volume di proverbi, "I secondi frutti", del XVI secolo del calvinista Michelangelo Crollalanza, e molti di questi detti erano gli stessi usati da Shakespeare nell'Amleto.
Il mistero di come e perché William Shakespeare sapesse così tanto dell'Italia è stato forse risolto da un accademico siciliano pensionato, il prof. Iuvara.
Il professore afferma che la chiave del mistero risale al 1564, quando Michelangelo nasce a Messina da un medico, Giovanni Florio e dalla nobildonna Guglielma Crollalanza, calvinisti. L'inquisizione perseguitava il Dott. Florio considerandolo eretico, allora la famiglia fuggì a Treviso, vicino Venezia, dove comprò casa Otello, costruita da un mercenario veneziano, che la leggenda locale diceva avere ucciso per gelosia la moglie. Michelangelo studiò a Venezia, Padova e Mantova, visitò la Danimarca, e andò anche in Grecia e Spagna.
Dunque i genitori del noto drammaturgo forse non erano John Shakespeare e Mary Arden, ma erano Giovanni Florio, e Guglielma Crollalanza. Questo forse può spiegare i molti luoghi che caratterizzano l'Italia e i nomi italiani. È piuttosto impressionante che l'Italia sia così importante in Shakespeare e così cara e nota!
Aldilà di questi elementi, esistono i documenti che provano che Michelangelo Crollalanza era davvero figlio di Giovanni Florio e Guglielma Crollalanza, nato a Messina nel 1564, che studiò latino, greco e storia presso i francescani.
Egli all'età di 15 anni fu davvero costretto a fuggire con la famiglia in Veneto. Ci sono anche prove certe di una contessina Giulietta, che venne rapita dal governatore spagnolo, il quale accusò del sequestro il giovane Crollalanza. La giovane si suicidò e fu allora che Michelangelo fuggì in Inghilterra.
Le prime opere il messinese le avrebbe fatte tradurre e poi messe in scena al teatro in legno "The Globe". Cosa non trascurabile, anche per i biografi di allora, Shakespeare mostrava d'avere un accento decisamente straniero e non è poco! Probabilmente nessuno in Inghilterra ha mai avuto il coraggio di scoperchiare la sua biblioteca lasciata in eredità per questi motivi, poiché salterebbe fuori la sua vera identità e qualcuno preferisce che le cose restino così.
Nelle ricostruzioni biografiche il drammaturgo è letteralmente venuto fuori dal nulla, come un fungo, senza luogo né data di nascita, ed impostosi prepotentemente alla ribalta a Londra, generando curiosità e scalpore per freschezza, originalità, e diciamo pure una certa esuberanza tipicamente mediterranea, e una passione latina che contribuiscono ad accentuare il mistero. L'indole algida tipicamente anglosassone non alberga affatto nelle opere di Shakespeare; inoltre esiste un ritratto di W.S. che ha evidenti tratti somatici latini ed è un altro elemento importantissimo.
Ad accentuare il mistero contribuiscono altri particolari tutt'altro che irrilevanti: nei registri della scuola secondaria di Stratford non compare nessun William Shakespeare. Nel 1603 il nome dell'autore scompare dal registro degli attori, forse per paura che i suoi persecutori fossero sulle sue tracce, e dal 1603 smette di scrivere. Si sa che W. Shakespeare frequentò a Londra un Club, ma non risulta registrato fra i soci, mentre vi risulta registrato il nostro Michelangelo Florio.
La biografia scarna e fumosa del drammaturgo ha fatto pensare a lui anche come ad un prestanome di personaggi più famosi. Dunque, abbiamo trovato qualche risposta ad un fumoso e oscuro mistero del passato. O forse no.
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Tratto da: http://www.italiachiamaitalia.net/news/137/ARTICLE/14282/2009-03-19.html
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